Di solito, i libri col titolo troppo figo sono delle sòle terribili.
Invece, Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz ha il titolo azzeccato ed è pure bello da leggere.
Un po’ impegnativo, triste, lungo, è stato piuttosto ostico entrare nella storia, ma poi ne sono rimasta incatenata e non sono più riuscita a staccarmene nemmeno in spiaggia.
E se, spesso, le autobiografie più belle sono quelle scritte da donne (le preferite che ho letto: Memorie di una ragazza per bene di Simone de Beauvoir e Un angelo alla mia tavola di Janet Frame), in questo libro ci sono dei pezzi indimenticabili sull’amore e sulla scrittura.
Un libro bello è un regalo inaspettato, questo mi ha illuminato sulla intricata storia di Israele e mi ha incantato con le storie della famiglia dell’autore.
Una lettura emozionante.
C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.