SBLOGG – Il peggio del meglio del peggio

30 Aprile, 2007

Grrrrrrrrrrr! Abbasso wp!

Archiviato in: blog, sfiga — by coneja @ 10:30 am

Sono andate via d’un botto tutte le personalizzazioni che avevo nei widgets…

Spero tornino così come sono scomparse, ma sono un’inguaribile pessimista e temo proprio non accadrà!

Così devo rifar tutto, ma almeno ora so che è meglio salvare il salvabile per non perdere link e immaginette varie…

SGRUNT!

AGGIORNAMENTO: è tornato tutto come prima! EVVIVA! :)

27 Aprile, 2007

Una padellata di fatti miei

Archiviato in: me — by coneja @ 2:10 pm

Sono in vacanza forzata.

Nel senso che fino a una settimana fa il ponte era vietato per tutti, c’era tantissimo lavoro e guai a chi chiedeva ferie, poi martedì imploravano perché stessimo a casa ieri e oggi e ancora stamattina m’è arrivato un sms dove mi pregavano di non andare nemmeno lunedì.

A me stare a casa piace da matti, però, se me lo dicevano prima, almeno mi organizzavo per andare al mare, invece così ho in affido cani e gatti altrui e non posso mollarli e affamarli.

Così cazzeggio per casa, ho ridisegnato tutta la grafica del blog, cambiando pure i colori, ho guardato un paio di film, che ero rimasta indietro (La maledizione del coniglio mannaro e Pirati dei Caraibi-La maledizione del forziere fantasma, meglio il primo del secondo, anche se Jack Sparrow vale da solo il film!), pulisco casa, ho iniziato a leggere Auto da fè di Canetti e nel frattempo, solo in giardino, guardando le nuvole, finisco Cloudspotting… insomma, di cose ne ho da fare, ma le ferie obbligate mi fanno comunque girare un po’ le scatole!

23 Aprile, 2007

Cinque incipit

Archiviato in: Books, catene, libri, me, scrittori — by coneja @ 10:10 am

Ecco i miei cinque incipit freschi di giornata, prodotti grazie all’invito del caro Gidibao .

Anche per me vale che oggi son questi, magari domani sarebbero altri cinque libri completamente diversi dai selezionati stamattina.

Chi legge e vuol fare pure lui il giochino, ne ha facoltà! :)

Mattatoio n. 5 Kurt Vonnegut

È tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io ci tornai veramente, a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell’Ohio, ma c’erano più aree deserte che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane.

Anna Karenina Lev Nikolaevich Tolstoj

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
In casa Oblonski tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto la relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e sinanche dal personale di servizio.

Il barone rampante Italo Calvino

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.

Jane Eyre Charlotte Brontë

Impossibile far la passeggiata quel giorno. La mattina, invece, avevamo errato per un’ora per le macchie spoglie, ma dopo pranzo (la signora Reed, quando non aveva compagnia, pranzava presto) il freddo vento invernale aveva ammassato delle nuvole così cupe, e cadeva una pioggia così insistente, che di andar fuori non si parlò neppure.
Me ne rallegrai. Non ho mai amato le passeggiate lunghe, specialmente nei pomeriggi rigidi. Era per me terribile ritornare a casa nel crepuscolo grigio, con le dita delle mani e dei piedi gelate, il cuore rattristato dai rimproveri di Bessie, la bambinaia, e sentirmi umiliata dalla consapevolezza della mia inferiorità fisica di fronte a Eliza, John e Georgiana Reed.

La vera storia del pirata Long John Silver Björn Larsson

Siamo nel 1742. Ho vissuto a lungo. Questo non me lo può togliere nessuno. Tutti quelli che ho conosciuto sono morti. Alcuni li ho mandati io stesso all’altro mondo, se poi esiste. Ma perché dovrebbe? In ogni caso, spero con tutta l’anima che non esista, perché all’inferno ce li ritroverei tutti, Pew il cieco, Israel Hands, Billy Bones, quell’idiota di Morgan che osò passarmi il bollo nero, e gli altri, Flint compreso, che dio l’abbia in gloria, se un dio esiste. Mi accoglierebbero a braccia aperte, con salamelecchi e inchini, sostenendo che è tornato tutto come ai vecchi tempi. Ma intanto il terrore irradierebbe dai loro volti come un sole ardente sul mare in bonaccia. Terrore di cosa? Chiedo io. Certo all’inferno non possono avere paura della morte. Che ve ne pare?

E grazie a questo bel sito che mi ha facilitato la stesura del post!

19 Aprile, 2007

Una botta di misantropia

Archiviato in: me — by coneja @ 10:33 pm

Non sopporto la gente.
Voglio diventare un’eremita.
Mi fanno girare le balle le orde di scolari in gita, che come mandrie impazzite scorrazzano per la città.
I turisti inebetiti che strascicano i piedi calzati di sandali con l’immancabile gelato colante in mano.
Quelli che suonano per la strada tutto il santo pomeriggio sotto il mio ufficio “Amado mio” per quattro ore di seguito senza tregua.
I ciclisti che pretendono che i portici zeppi di pedoni intenti allo struscio serale diventino piste di velocità.
Gli automobilisti che suonano il clacson, che non si fermano quando ci sono le strisce pedonali, che dotati di SUV giganteschi passano sotto i portici, in senso vietato e cercano di mettermi sotto anche se sono sulle suddette strisce.
Le mamme che salgono sugli autobus stracolmi col passeggino e la carrozzina dotati di pargolo urlante.
Quelli che sono sugli autobus, che se il pargolo urlante è biondo e la mamma pure, si affrettano a far posto al passeggino e a far sedere la mamma, se il pargolo è colorato e la mamma anche, li guardano incarogniti.

Mi sa che ho bisogno di una vacanza…

12 Aprile, 2007

Così va la vita.

Archiviato in: blog, me, scrittori — by coneja @ 8:29 pm

L’undici aprile è una data fatale, il mio 9/11 personale.

Ieri pensavo di esserne passata indenne, a parte l’anniversario di Primo Levi.

Invece, è arrivata la zampata il giorno dopo: Kurt Vonnegut, colui che ha scritto i libri che vorrei aver saputo scrivere io, se n’è andato.

Spero su Tralfamadore

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